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lunedì 11 aprile 2011

Il dolore non è femmina




Il gentil sesso, l'altra metà del cielo, il sesso debole...quanti appellativi per indicare le donne e, forse, tutti sbagliati!

Siamo gentili, certo, e più aggraziate degli uomini, ma...guai a farci arrabbiare! In questo caso, la gentilezza rimane un vano ricordo e lascia spazio ad una sana e catartica rabbia. Per non parlare della vita d'ufficio! In ambiente lavorativo poco si ottiene con sorrisi e gentilezze, lo sappiamo bene e perchè, altrimenti, sarebbe stato coniato il detto : donna con gli attributi?


E poi, sì, al mondo ci sono maschi e femmine in numero quasi pari ma...perchè chiamarci "l'altra metà"? Siamo forse meno importanti? O meno numerose? O meno capaci? E poi, perchè "del cielo"? No, no, basta con le donne angelicate, noi siamo concrete, con i piedi ben saldi a terra e la voglia di essere alla pari degli uomini, l'epoca dei piedistalli, armi a doppio taglio, deve finire!

Sesso debole? Anche qui, avremmo un po' di cose da dire al riguardo ma non facendoci aiutare da luoghi comuni o inutili paragoni. Questa volta, a venirci in aiuto è uno studio condotto presso l'Università di Milano-Bicocca dal quale è emerso che le donne mascherano meglio il dolore.

Ad essere "esaminate" sono state le espressioni del volto di uomini e donne, attraverso avatar realizzati al computer con un programma che consentiva di modificare, oltre alle espressioni facciali, anche altre caratteristiche, quali il grado di attrattività fisica del viso, la direzione dello sguardo, l’asimmetria facciale, l’etnia, l’età e la generale morfologia del viso e, appunto, il genere.

Attraverso tre esperimenti condotti su 128 persone, è emerso che il viso, se appartenente ad una donna, lasciava percepire ben poco di sè, se si trattava di dolore e che il tempo che occorreva per decifrare lo stato d'animo era più lungo rispetto a quello necessario per capire lo stato d'animo su un volto maschile.

Non so, però, se questo è un bene o un male. Nascondiamo meglio i sentimenti, ma è davvero sempre la cosa giusta da fare? Non è che, per poter avere un po' di aiuto dai nostri compagni, dovremmo, invece, esteriorizzare invece che accollarci fatica su fatica e mandare giù un rospo dopo l'altro? Insomma, ci conviene abbozzare, girare i tacchi e continuare a fare il nostro lavoro soffrendo dentro? Almeno quando chi ci sta vicino tiene davvero a noi, mostriamoci per come siamo, chissa mai che non ne venga qualcosa di buono...

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