Che fare la mamma comportasse sacrifici, lo si sapeva, ma che, tra le rinunce permanenti, si dovesse accantonare la propria realizzazione personale, si pensava fosse una questione obsoleta e superata.
E invece no. A stroncare le aspettative delle madri italiane, desiderose di avere in figlio ma anche di continuate la propria carriera professionale, ci sono i dati, allarmanti e incresciosi.
In tutta Europa, infatti, il numero delle donne-mamme che lavorano cala paurosamente dal secondo figlio in poi, per veder aumentare, invece, l'occupazione degli uomini, quasi che il sostentamento della famglia fosse ancora, e banalmente, totale appannaggio dei "maschi" di casa.
E la situazione, benchè sia un male comune delle zone Euro, peggiora sensibilmente in Italia, dal momento che siano, insieme a Malta, il fanalino di coda di questa triste statistica. Inutile spiegare questo risultato appellandoci al "cuore delle mamme italiane", basta con i luoghi comuni!
La verità è che noi, seppur mamme affettuose e amorevoli, desideriamo esprimere le nostre capacità, qualunque esse siano, anche al di fuori della famiglia, per poi tornare a casa più felici e realizzate.
E a dimostrarlo parlano, ancora una volta, le statistiche, poichè nei luoghi dove asili nido e servizi pubblici funzionano, il numero delle mamme che lavorano aumenta sensibilmente.
Ma chi ci aiuta in questo percorso? Possibile che una madre lavoratrice debba sempre essere in contro tendenza? E possibile che la realtà nazionale sia così disomogenea e disorganizzata?
Abbiamo appena festeggiato i 150 dell'unità d'Italia, ma se ci fossero maggiori aiuti alle famiglie, forse ci sentirenno più orgogliosi di far parte di questo Paese.
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