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venerdì 1 aprile 2011

Famiglia a distanza? Ci pensa Skype!

Farà discutere la decisione di un giudice londinese, tale Nicholas Wall, presidente della Family Division, il quale, dovendosi pronunciare su una causa che riguardava il frasferimento dei figli a migliaia di chilometri di distanza dal padre, non ha battuto ciglio al momento della sentenza, e ha dato via libera alla madre di emigrare, da Londra, all'Australia.

Il padre, divorziato dalla moglie e contrario al trasferimento dei ragazzi, aveva riposto le sue speranze nella clemenza e comprensione della Corte di Londra per vanificare il tentativo della donna di andare a vivere dall'altra parte del mondo.

Tutto inutile, il trasloco avverrà, con buona pace di tutti, in primo luogo il papà, che dovrà rassegnarsi a vedere i suoi figli, in età preadolescenziale e quindi bisognosi di un confronto con il padre, solo un mese all'anno. E per i rimanenti undici?

"Usi Skype", sembra avergli suggerito il giudice, dimostrando dimestichezza con la tecnologia e una certo fare sbrigativo a risolvere una situazione in realtà delicata e complessa. Può la comunicazione vrituale sostituire il contatto umano, quando si tratta dei propri figli?

La risposta è ovvia e scontata, perchè, nonostante sia possibile guardarsi in faccia mentre si parla, manca la possibilità di abbracciarsi, stare vicini, baciarsi...insomma, comunicare e dimostrare affetto ai propri bambini è insispensabile e questo rapporto "virtuale" svilisce e rischia di rovinare la relazione padre-figli in un momento delicato della loro crescita.

La tecnologia aiuta, certo, ma in certi casi non può sostituirsi nè fare le veci di quello che dovrebbe essere un contatto quotidiano.

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