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lunedì 21 marzo 2011

Donna e mamma nel 2011

Lo dicono tutti, la vita è frenetica. Non ci  permette di soffermarci a riflettere su ciò che ci accade e ci circonda e ci costringe ad osservare regole e rispettare orari da quando ci svegliamo la mattina a quando ci addormentiamo la sera. Tutto quello che sta nel mezzo, lo facciamo correndo e se per una volta abbiamo la possibilità di rallentare, sprechiamo quel tempo prezioso a lamentarci.
Questa mattina, essendo stranamente in anticipo, ho potuto osservare le tante donne che incrociavano la mia strada. Erano tutte mamme, come me, che accompagnavano i figli a scuola. Le ho osservate a lungo, ho guardato i loro visi contratti per il freddo, per la fretta, per la preoccupazione o per il pensiero del lavoro che le aspettava. E le capivo tutte.
Nessuna critica per quella che cercava di correre sui tacchi a spillo, e in modo maldestro teneva in braccio una bimba singhiozzante e per mano un bimbo rassegnato ad un’altra giornata di levatacce. Nessuna critica per quella che non rispondeva alle domande di suo figlio, perché pensava alla sigaretta che stava per accendere. Nessuna critica per quella ansiosa e dalle mille raccomandazioni verso una figlia che le chiedeva solamente di poter salire le scale da sola.
Non le guardavo per sentirmi diversa o migliore di loro. Io in quel momento ero con loro. E ho concluso che è difficile essere mamme nel 2010 e, nonostante qualcuno tenti di dimostrarmi il contrario, ne sono convinta.
E’ difficile, per noi, avere un’identità, perché, comunque agiamo, sbagliamo.
La madre che lavora a tempo pieno è criticata per la sua assenza e il poco tempo che dedica ai bambini. Se cerca di giustificarsi parlando di qualità del tempo e non di quantità, scatena una serie di proteste capaci di sotterrarla. Inutile poi ricordare che, da bambine, erano state spronate a laurearsi e a trovare una professione soddisfacente, perché in quel caso la colpa più grande è quella di aver fatto un figlio. Insomma, o la carriera o i figli!
La madre casalinga, che non ha bisogno di barcamenarsi tra figli, lavoro e casa , non va comunque bene, perché la sua colpa è di essere frustrata e di voler scaricare la sua condizione sui figli. Inutile, alla malcapitata, cercare di spiegare che lei, in realtà, sta benissimo così. E se si parla di quantità del tempo trascorso con loro, sembra che non basti. Occorre la qualità, non la quantità, anche se, per la madre lavoratrice, chissà perché, questo discorso non andava bene.
La madre che lavora mezza giornata, perciò, dovrebbe essere quella perfetta, quella che ha raggiunto la realizzazione professionale con la possibilità di dedicarsi ai figli. E invece no! Le sue colpe sono di trascurare i figli quando è a casa, perché tutta presa a sbrigare le faccende domestiche tralasciate quando era in ufficio. E poi, con lo stipendio basso che prende, potrebbe rinunciarci ed evitare di spenderlo tutto in baby-sitter!
Insomma, comunque si muova, qualunque cosa decida, la mamma del 2010 sbaglia.
E se cerca di ritagliarsi del tempo per sé, per riscoprire cosa significa essere una donna, e ricordarsi cosa le piaceva fare prima di diventare mamma, è un’egoista, sia che lavori, sia che non lo faccia. Per tutte c’è un’etichetta, che sembra riassumere perfettamente gli assurdi cliché ai quali qualcuno ancora fa riferimento. Ormai, noi mamme siamo diverse una dall’altra, sfuggiamo a queste catalogazioni ed è questa la nostra forza.
Dovremmo, perciò, cominciare a sentirci meno in colpa se a volte alziamo la voce con i nostri figli, o se qualche volta risolviamo la cena scongelando dei bastoncini di pesce. Non è da queste cose che si giudica una buona madre, chiediamolo ai bambini. La loro opinione è l’unica che conta.

        

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