Il titolo, "La figlia perfetta", non mi piaceva, nè come madre, nè come figlia. Presupponeva una serie di aspettative, sfide e pressioni che mi mettevano a disagio.
L'argomento, invece, l'adozione, mi interessava molto e così ho deciso di non farmi influenzare da quel brutto titolo e leggere il libro. Le prime pagine sono dense di commozione, speranza e ottimismo, anche se un sottofondo di paura e inadeguatezza aleggia intorno ai personaggi in modo insistente. Già dall'inizio la differenza tra le due famiglie adottive è netta. Una è tipicamente americana e chiassosa, in attesa davanti al gate dell'aeroporto con bandierine, coccarde, videocamere e macchine fotografiche non passa certo inosservata. L'altra, così riservata e silenziosa, quasi non si fa vedere. Si accorgono tutti di loro solo nel momento in cui viene loro consegnata la bambina.
Nonostante siano così diverse, queste due famiglie saranno sempre legate a doppio filo da quel giorno, da quel momento indimenticabile in cui sono diventati genitori, nonni, zii, cugini. le loro vite proseguono parallele, sembra impossibile che possano mai incontrarsi, ma le due bimbe si cercano, si tendono la mano, perciò diventa naturale unirsi, celebrare insieme compleanni e ricorrenze. A tratti, in realtà, sembra che le due coppie di genitori facciano a gara per dimostrare di essere i migliori padroni di casa, i più abili a preparare un pranzo, i più originali a organizzare una festa.
Insomma, per un po' non capivo dove questa storia andasse a parare. Poi, uno scambio di opinioni tra le due mamme adottive mi ha illuminato. Entrambe, ad ogni compleanno delle loro figlie, sentono il cuore che si lacera, che si strugge e nessuno sembra capire perchè. Loro, però non hanno bisogno di spiegarselo, i loro sguardi capiscono senza parole. Soffrono al pensiero della vita delle loro bimbe senza di loro, di quando sono nate e loro non c'erano, di qaundo piangevano e nessuno le abbracciava, di quando stavano male e non avevano la mano di una mamma da stringere. Tutto ciò fa scattare, credo, nella mente dei genitori adottivi, un meccanismo tacito ma appurato : il timore di non essere adeguati, la paura di non riuscire a colmare un vuoto che, purtroppo, c'è stato. A volte, queste mamme e questi papà, si muovono in punta di piedi, per la necessità di comprendere, di non turbare un equilibrio fragile, ma io allora penso che tutti i genitori dovrebbero comportarsi così. Ci vorrebbe sempre quell'attimo di riflessione, di tenerezza in più, per poter soffermarsi e chiedersi se si agisce davvero nell'interesse dei figli. Tutti i genitori hanno paura, tutti dovrebbero almeno temere di sbagliare, perchè se non si insinuasse questo dubbio, allora non staremmo facendo bene il nostro lavoro.
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