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lunedì 21 marzo 2011

L'estate del cane nero

Mi sono avvicinata a questo libro su consiglio di chi l'aveva letto e amato, ma ero diffidente.
Non capivo cosa potesse avere di così coinvolgente una storia che mi sembrava banale e niente mi attirava verso la lettura, neppure la copertina, con gli occhi di un cane nero che non promettevano niente di buono.

E invece, anche io sono caduta nella trappola, mi sono fatta trascinare nel vortice di un'estate troppo lontana da me ma, nonostante ciò, mi ci sono trovata dentro come se anche io vivessi le stesse avventure, sentissi gli stessi odori, vedessi le stesse cose dei protagonisti.
Tre ragazzi e una ragazza, apparentemente sereni e privi di pensieri tristi, ma sofferenti dentro, ognuno con i suoi profondi motivi.

Sembravano amici miei e mi ricordavo delle timidezze tipiche della crescita, contrastate dalla sfrontatezza di una maturità che sta per arrivare, ed ho rivissuto tutto ciò che a quell'età si può provare.
Sono arrivata alla fine, inaspettata ed inesorabile, ed ho provato subito un senso di dolore, nostalgia, voglia di tornare indietro e rivivere tutto, con la speranza di cambiare qualcosa, di impedire l'inevitabile.

L'immagine del protagonista che torna sui suoi passi di adolescente, avvolto nei ricordi e nelle speranze mai avverate, lascia un senso di malinconia ma anche di fiducia nel futuro, riposta negli occhi di un cane, nero.

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