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Accomodati e comincia a leggere...sarò lieta di tenerti compagnia

mercoledì 13 aprile 2011

I veri uomini non comprano le ragazze


La Demiandashton Foundation (fondata da Demi Moore e Ashton Kutcher) ha realizzato un video nel quale appaiono famose star di Hollywood intente a svolgere lavori domestici in modo molto improbabile, ma divertente ed efficace, dal momento che si tratta di diffondere un messaggio importante.

lunedì 11 aprile 2011

Il dolore non è femmina




Il gentil sesso, l'altra metà del cielo, il sesso debole...quanti appellativi per indicare le donne e, forse, tutti sbagliati!

Siamo gentili, certo, e più aggraziate degli uomini, ma...guai a farci arrabbiare! In questo caso, la gentilezza rimane un vano ricordo e lascia spazio ad una sana e catartica rabbia. Per non parlare della vita d'ufficio! In ambiente lavorativo poco si ottiene con sorrisi e gentilezze, lo sappiamo bene e perchè, altrimenti, sarebbe stato coniato il detto : donna con gli attributi?

venerdì 8 aprile 2011

Mamme sempre più sole in Italia



Che fare la mamma comportasse sacrifici, lo si sapeva, ma che, tra le rinunce permanenti, si dovesse accantonare la propria realizzazione personale, si pensava fosse una questione obsoleta e superata.

E invece no. A stroncare le aspettative delle madri italiane, desiderose di avere in figlio ma anche di continuate la propria carriera professionale, ci sono i dati, allarmanti e incresciosi.

giovedì 7 aprile 2011

Come non cedere alle lusinghe di un "dolce papà"

"Dolce papà", così si chiamano quegli uomini di mezza età che decidono di "prendere sotto la propria ala" le ragazze adolescenti e dar loro la possibilità di sopravvivere.

Sembra una bella cosa, ma non lo è. Questi uomini sembrano generosi, ma non lo sono. Si tratta, nel 30% dei casi, di sieropositivi che "affittano" amanti-teenager e, in cambio di favori sessuali, e magari anche della trasmissione della malattia, le mantengono.

Ciò avviene in alcune parti dell'Africa, e in Malawi, dove questa pratica è molto diffusa, è stato fatto un esperimento, partito dalla Banca Mondiale.

3.800 ragazze, di età compresa tra 13 e 22 anni, sono state divise in due gruppi.
A quelle che facevano parte del primo sono stati garantiti 10 dollari al mese e il pagamento della retta scolastica, a patto che loro si impegnassero a frequentare le lezioni con regolarità. 
Alle ragazze del secondo gruppo, invece, non veniva dato nulla.

Dopo un anno e mezzo, la percentuale di ragazze appartenenti al primo gruppo che avevano contratto l'infezione da HIV era diminuita del 60% rispetto a quelle del secondo gruppo.

Sicuramente, il metodo utilizzato per allontanare le giovani donne ad una vita di sfruttamento e prostutizione è stato poco ortodosso, ma visti i risultati sorprendenti, si è deciso di ricorrere a questo espediente anche in Zimbabwe.

Vita dura, perciò, per gli "sugar daddy", dal momento che le strade di Harare (Zimbabwe) sono state coperte da cartelloni pubblicitari che recitano più o meno così : "Il tuo futuro è più luminoso senza un dolce papà".

mercoledì 6 aprile 2011

Michelle Obama : non solo icona di stile ma anche esempio di grande donna


Il detto secondo il quale "Dietro a un grande uomo c'è sempre una grande donna", oltre ad essere arcinoto è anche abusato, ma ci sono casi in cui, invece, il suo significato rispecchia alla perfezione i ruoli all'interno di una coppia.

Esempio lampante è la coppia presidenziale per eccellenza, costituita da Barack e Michelle Obama. Se, infatti, il presidente degli Stati Uniti è dotato di notevole carisma e capacità di attrarre ammirazione e rispetto nelle masse, si può tranquillamente dire che la sua già grande popolarità raggiunge un numero di consensi ancora maggiore grazie alla presenza, al suo fianco, della first lady.

martedì 5 aprile 2011

Sono i 40 anni il giro di boa?

A quanto pare, sarano tanti, quest'anni, i vip famosi ad entrare negli "anta" e, proprio per questo, ho letto diversi articoli dedicati all'argomento.

Non so se diventare quarantenni significhi davvero acquisire una nuova maturità, anche se, per alcuni casi disperati, la maturità non arriverà mai. So solo che, ogni volta che, ad un compleanno, cambia la prima cifra, sembra sempre che debba accadere qualcosa di eccezionale, e puntualmente non accade!

venerdì 1 aprile 2011

Famiglia a distanza? Ci pensa Skype!

Farà discutere la decisione di un giudice londinese, tale Nicholas Wall, presidente della Family Division, il quale, dovendosi pronunciare su una causa che riguardava il frasferimento dei figli a migliaia di chilometri di distanza dal padre, non ha battuto ciglio al momento della sentenza, e ha dato via libera alla madre di emigrare, da Londra, all'Australia.

giovedì 31 marzo 2011

Una giusta condanna

Finalmente una buona notizia in fatto di scuola, anche se, putroppo, arriva da un tribunale, quello di La Spezia.

La notizia del taglio degli insegnanti di sostegno, e relativa diminuzione delle ore riservate agli studenti disabili, aveva richiamato l'attenzione, e lo sdegno, di tanti, se non tutti, i genitori di bambini/ragazzi in età scolare. La scuola pubblica è diritto di tutti e i provvedimenti del ministro Gelmini rischiavano di ledere quella che avrebbe dovuto rimanere una certezza.

martedì 29 marzo 2011

La bambina che zittì il Mondo per 6 minuti (Nazioni Unite 1992)

Ho ascoltato il discorso di questa ragazzina in silenzio e provando commozione per tutto ciò che diceva. Pensavo che fosse avvenuto ecentemente e invece mi sono resa conto che accadeva nel 1992, quasi 20 anni fa, e le sue parole, pronunciate allora, sono più che mai attuali oggi.

lunedì 28 marzo 2011

Parto in taxi...con sovratassa!

Immaginate questa scena :
Siete incinte, al nono mese, e, all’improvviso arrivano quei dolori al basso ventre che vi fanno capire che il momento tanto atteso è arrivato. Siete in strada, però, e, non avendo nessuno con voi, chiamate un taxi, per poter arrivare in ospedale prima possibile.

E’ difficile non farsi prendere dal panico, ma sperate che, chiunque sarà il conducente dell’auto, saprà, se non aiutarvi concretamente, confortarvi con qualche parola affettuosa.
In fondo, una donna che sta partorendo dovrebbe suscitare benevolenza e comprensione, no? E poi, non accadeva forse la stessa cosa nel film “Senti chi parla”? Il taxista, quando realizzava che la sua passeggera, oltre ad essere visibilmente incinta, perdeva le acque sul sedile posteriore della vettura, accelerava e nel frattempo cercava di aiutare la quasi mamma suggerendole come respirare. Ma non solo! Una volta giunti in ospedale, assisteva al parto e si innamorava della partoriente, con lieto fine commovente.

venerdì 25 marzo 2011

Grassi contro magri



Mi è capitato ieri di vedere un programma sul canale Real Time che mi ha colpita molto.
Si chiama “Grassi contro Magri” e, a dispetto del nome, che fa pensare ad una imbarazzante quanto inutile sfida, è una trasmissione utile per chi ha gli stessi problemi dei protagonisti.
Ad ogni puntata si segue la vita, e soprattutto le abitudini alimentari, di due persone, una magra e una grassa, per poi “fotografarle” letteralmente e psicologicamente. I due protagonisti sono costretti a vedere davanti a sé le gigantografie dei loro corpi, per rendersi conto del male che stanno facendo a loro stessi.
Può essere brutale, inizialmente, costringere i malcapitati ad un faccia a faccia così sconcertante, ma rappresenta un primo, importantissimo passo verso una presa di coscienza della propria situazione.

giovedì 24 marzo 2011

Prodotti bio : gli irrinunciabili!

Una breve guida per scegliere il biologico con consapevolezza, a tavola e non solo.


Quanto è sicuro il cibo che mangiamo? E i prodotti che ci circondano, dagli utensili ai vestiti ai detersivi? Per rispondere a questa domanda, e fornire al consumatore finale una maggiore garanzia di sicurezza, sono nati i prodotti biologici (“organic” in inglese, da non confondere con la dicitura generica e spesso fuorviante di prodotto “organico”), realizzati cioè senza l’utilizzo di sostanze tossiche o potenzialmente nocive per la salute e per l’ambiente, ma soprattutto seguendo protocolli specifici e rigorosi controlli dei produttori. A volte, però, sembra quasi che il “bio” sia una moda, supportata anche da prezzi elevati e pubblicità ad hoc. E allora, come orientarsi? Ecco una breve guida per scegliere il biologico con consapevolezza, a tavola e non solo.

Quando la gelosia scorre anche sul web

 Si diceva, e si pensava, che, tra uomini e donne, quelli più propensi ad utilizzare la tecnologia, e soprattutto il computer, fossero i maschi.
Perché sono più moderni, portati per le materie scientifiche, attratti da tutto ciò che è high tech, insomma, in qualunque modo volessimo spiegarlo, ciò rappresentava una certezza.

E invece…già da un po’ si sapeva che chi utilizza maggiormente il computer e i social network nel tempo libero, per socializzare o per trovare consigli, sono le donne, più fedeli non solo a Facebook, Twitter e via dicendo, ma anche ai forum ai quali partecipano. Che trattino di maternità, bambini, famiglia, lavoro, bellezza, gossip, viaggi, attualità, poco importa, sono le donne a fare da “traino” a queste forti risorse.
Ed ora, dopo aver imparato ad inviare e-mail, creare blog e siti personali, partecipare a forum e chat, hanno anche imparato ad utilizzare il pc per spiare il fidanzato di turno.
Da uno studio fatto dalla East Carolina University of Greenville, nella Carolina del Nord, è emerso che le donne sono molto più possessive ed ossessionate da ciò che i loro compagni fanno quando stanno al computer, o quando usano, secondo loro, troppo spesso il cellulare.
Messaggi, telefonate, chat, tutto suscita sospetto, perciò…via a qualsiasi mezzo per “espugnare” il pc del proprio lui, prima di tutto cercando di carpire la password, ma questo, a quanto pare, è un gioco da ragazzi (ragazze?), e poi aprire e-mail, spiare la cronologia dei siti più visitati, guardare cosa c’è nei “preferiti”, aprire cartelle dai nomi “sospetti”…fino ad accedere ai profili di Facebook, Twitter, MYSpace e quant’altri…
Siamo tutte potenziali “stalker”, dunque?

La spiegazione di questo comportamento va guardata, secondo il professor Massimo Di Giannantonio, docente di psicologia dell’Università di Chieti, sotto tre aspetti cruciali :
- biologico, ovvero la protezione del rapporto : la donna cerca in tutti i modi di mantenere le condizioni di base della relazione e di conseguenza di proteggerla in tutti i modi, quasi fosse, per sua indole, “programmata” per questo.
- psicologico, ovvero l’autostima : il terrore della donna è l’esistenza di ipotetiche rivali ma si tratta di una paura che non scaturisce da comportamenti ambigui da parte del compagno, o dalla presenza oggettiva di un “pericolo”. Semplicemente, poiché l’uomo con cui sta è per lei il migliore, è convinta che anche le altre donne la pensino così e cerchino perciò di accaparrarselo.
- sociale, ovvero l’equilibrio raggiunto : avere un uomo fedele ed affidabile al proprio fianco significa, per una donna, garanzia di stabilità ed accettazione dal gruppo, condizione dalla quale non può prescindere il suo benessere. E’ disposta a tutto pur di difendere ciò che ha, anche ad usare mezzi illeciti o a comportarsi in maniera irrazionale e violenta.

Insomma, un bel quadretto…anche se, alla base di tutto ciò c’è sempre la gelosia che, al confronto di questo profilo poco edificante, appare come un sentimento quasi nobile!

Come fare per ovviare a ciò? In questo caso, faremmo bene ad imitare i nostri amici maschi e vivere giorno per giorno, senza fare progetti a lunga scadenza e senza sognarci con l’abito bianco o con un pargoletto in braccio! Questo sì che farebbe scappare il nostro lui a gambe levate, più di qualsiasi donna provocante, datemi retta!
Quindi, tra tutti i difetti degli uomini da non imitare, cogliamo ciò che è positivo e facciamolo nostro! Meno ossessive, ma più serene!

Credits : http://www.repubblica.it/scienze/2011/02/21/news/donne_stalking-12583646/

mercoledì 23 marzo 2011

Niente rose, solo tulipani!

Caro uomo, finalmente ti sei deciso e hai intenzione di regalare dei fiori alla tua amata? Allora, cosa ci fai fuori dalla porta del negozio titubante? Hai paura che regalare fiori sia banale e inutile?

Non osare fare quello che hai appena pensato! Non provarci neanche ad alzare i tacchi e andartene! Avevi preso la giusta decisione, una volta nella tua vita, perciò…non provarci neanche a cambiare idea e…vai da quel maledetto fioraio!!!
Una volta varcata la soglia, però, so che la tua mente è più annebbiata di prima, perché non sai assolutamente cosa comprare, in che quantità e colore. E siccome tu sei come la maggior parte degli uomini, riluttante a chiedere consiglio, cominci a sentire goccioline di sudore scendere da ogni parte, ma cerchi di mantenere un certo contegno.

Rifletti un secondo, guardati intorno e magari il tuo buon senso ti guiderà.
Cosa stai facendo??? Ti stai avvicinando alle orchidee??? Sei proprio sicuro??? Ah, ecco, bene, allontanati! Per carità, le orchidee sono bellissime, ma è troppo complicato il messaggio che portano, sicuramente non sapresti reggerne il peso. Vuoi sapere qual è? Ebbene, l’orchidea è sinonimo di dedizione a qualcuno. Il tuo colorito sta cambiando, a quanto pare stavi per fare il passo più lungo della gamba. Cambia direzione, dai!

Aspetta un attimo!!! Ritrai quella mano! Gigli??? Hai per caso deciso di darti alla castità? Sì perché i gigli sono simbolo di purezza, e anche la donna che li riceverebbe penserebbe subito che non la interessi! Quindi…dietro front!

Rose rosse??? Si, ma perché regalare ad una persona speciale il fiore che quasi ogni ragazza ha ricevuto almeno una volta nella propria vita? Presentandoti con un mazzo di rose allora sì che saresti banale!!! Sei proprio senza speranza, hai davvero bisogno di essere aiutato in tutto e per tutto!

Ecco il fiore giusto : Tulipani! Questi sono i fiori dell’amore, e se sono rossi lo sono ancora di più! Il simbolo di amore per eccellenza, che non rischiano di farvi sembrare uno che pensa solo a quello (anche se lo siete, dite la verità…) ma nemmeno che non ci pensa affatto!

Capito allora? Mi raccomando, tulipani! E non gialli, perché quelli rappresentano amore disperato…

martedì 22 marzo 2011

Internet spiegato ai "grandi"

Quante volte abbiamo detto, o sentito dire :"Mio figlio è molto più bravo di me al computer, io non ci capisco niente!" e magari ci abbiamo riso su.
Sicuri che sia così divertente?
Si pensa che i bambini siano più sicuri in casa rispetto alla strada, ma internet cos'è, se non una piazza enorme, piena di persone sconosciute? E' virtuale, certo, ma si possono comunque fare brutti incontri. Sono tante le persone, con le peggiori intenzioni, che adescano bambini e adolescenti attraverso le chat.
E non dite che i vostri figli non chattano perchè, se non ci capite nulla, come fate a saperlo? E soprattutto, come fate a controllarli?
Per questo, è partita un'iniziativa, per ora in Lombardia, ma si spera che possa estendersi in tutta Italia, che si chiama "Web in cattedra", e che prevede l'insegnamento di 550 docenti, appartenenti a 6 scuole, di internet e dell'uso che se ne può fare.
Una buona idea, dunque, che si aggiunge ad un'altra, saicomemeloimmagino, un sito dedicato agli adulti e i loro figli. Attraverso una serie di filmati, Guglielmo, un ragazzino che frequensta le scuole medie, spiega a suo papà, e indirettamente a tutti i papà che lo guardano, come utilizzare il computer e cosa è possibile fare con il proprio pc e una connessione ad internet. Si tratta di video semplici ma efficaci che dovrebbero essere guardati insieme, genitori e figli, non solo per l'utilità che se ne può trarre, ma anche per l'opportunità di avvicinarsi all'universo dei bambini ed adolescenti, che sembra così distante ma che, in realtà, è lì, ad un passo.

La giornata mondiale dell'acqua


Sembra un'iniziativa inutile, ma non lo è.
Si considera l'acqua un bene naturale, e quindi comune, e quindi gratuito, ma non è così.
Un bene naturale? Lo sarebbe se tutti, nel mondo, potessimo disporne della stessa quantità, ma sappiamo bene come stanno le cose.
Un bene comune? Si ritorna a quanto detto sopra : lo diventerà quando tutti ne avremo a sufficienza per noi e i nostri cari, ma anche per chi non conosciamo ma che, come noi, vivono e ne hanno bisogno. per tutti, insomma.
Un bene gratuito? Benchè ciò non sia pubblicizzato, putroppo no, e non si tratta di una questione lontana da noi. Ci sono famiglie che pagano, all'anno, 270 euro per un servizio che dovrebbe essere gratuito. Sembra una cifra irrisoria, ma non lo è, prima di tutto perchè il suo reale prezzo dovrebbe essere 0.
Un bene? Forse non tutti se ne rendono conto, perchè l'uso che se ne fa è improprio. Se ne consuma tanta quando si potrebbe (dovrebbe) chiudere i rubinetti, e i bicchieri d'acuqa che si bevono al giorno non sono mai abbastanza. Lasciamo stare la storia dei due litri d'acqua al giorno, ma almeno alla metà si dovrebbe arrivare!
Oggi, perciò, per condividere informazioni e per sensibilizzare la popolazione al rispetto di quello che non solo è un bene, ma lo è al di sopra di tutto ciò che consideriamo necessario, ci saranno iniziative nelle piazze italiane rivolte a tutti.
Ad esempio, a Milano, in piazza Oberdan, lo Spazio Acqua in collaborazione con Amiacque, un ambiente di 30 metri quadri studiato apposta per spiegare ai visitatori l'importanza di questa risorsa e come fare per sfruttarla, e conservarla, al meglio.
E poi Perugia, che, nella sede di Un Wwap ( World water assessment programe), si rivolgerà ad un pubblico più giovane, forse più predisposto ad ascoltare ed imparare.
E, infine, Benevento, che presenta "Il parco delle acquè", con un progetto per intervenire presso la diga di Campolattaro, sul fiume Tammaro.
Da nord a sud ci si mobilita per dare spazio ad un problema che non dovrebbe eseistere e solo la consapevolezza e la partecipazione possono tentare di sconfiggere.
Forza, entriamo in azione e buona giornata dell'acqua a tutti!

lunedì 21 marzo 2011

Dedicato alle donne

Tieni sempre presente che la pelle fa le rughe,
i capelli diventano bianchi,
i giorni si trasformano in anni.
Però ciò che è importante non cambia;
la tua forza e la tua convinzione non hanno età.
Il tuo spirito e` la colla di qualsiasi tela di ragno.
Dietro ogni linea di arrivo c'è una linea di partenza.
Dietro ogni successo c`e` un`altra delusione.
Fino a quando sei viva, sentiti viva.
Se ti manca cio` che facevi, torna a farlo.
Non vivere di foto ingiallite...
insisti anche se tutti si aspettano che abbandoni.
Non lasciare che si arruginisca il ferro che c'è in te.
Fai in modo che invece che compassione, ti portino rispetto.
Quando a causa degli anni
non potrai correre, cammina veloce.
Quando non potrai camminare veloce, cammina.
Quando non potrai camminare, usa il bastone.
Pero` non trattenerti mai!
Madre Teresa di Calcutta

La figlia perfetta - Anne Tyler

Il titolo, "La figlia perfetta", non mi piaceva, nè come madre, nè come figlia. Presupponeva una serie di aspettative, sfide e pressioni che mi mettevano a disagio.
L'argomento, invece, l'adozione, mi interessava molto e così ho deciso di non farmi influenzare da quel brutto titolo e leggere il libro. Le prime pagine sono dense di commozione, speranza e ottimismo, anche se un sottofondo di paura e inadeguatezza aleggia intorno ai personaggi in modo insistente. Già dall'inizio la differenza tra le due famiglie adottive è netta. Una è tipicamente americana e chiassosa, in attesa davanti al gate dell'aeroporto con bandierine, coccarde, videocamere e macchine fotografiche non passa certo inosservata. L'altra, così riservata e silenziosa, quasi non si fa vedere. Si accorgono tutti di loro solo nel momento in cui viene loro consegnata la bambina.
Nonostante siano così diverse, queste due famiglie saranno sempre legate a doppio filo da quel giorno, da quel momento indimenticabile in cui sono diventati genitori, nonni, zii, cugini. le loro vite proseguono parallele, sembra impossibile che possano mai incontrarsi, ma le due bimbe si cercano, si tendono la mano, perciò diventa naturale unirsi, celebrare insieme compleanni e ricorrenze. A tratti, in realtà, sembra che le due coppie di genitori facciano a gara per dimostrare di essere i migliori padroni di casa, i più abili a preparare un pranzo, i più originali a organizzare una festa.
Insomma, per un po' non capivo dove questa storia andasse a parare. Poi, uno scambio di opinioni tra le due mamme adottive mi ha illuminato. Entrambe, ad ogni compleanno delle loro figlie, sentono il cuore che si lacera, che si strugge e nessuno sembra capire perchè. Loro, però non hanno bisogno di spiegarselo, i loro sguardi capiscono senza parole. Soffrono al pensiero della vita delle loro bimbe senza di loro, di quando sono nate e loro non c'erano, di qaundo piangevano e nessuno le abbracciava, di quando stavano male e non avevano la mano di una mamma da stringere. Tutto ciò fa scattare, credo, nella mente dei genitori adottivi, un meccanismo tacito ma appurato : il timore di non essere adeguati, la paura di non riuscire a colmare un vuoto che, purtroppo, c'è stato. A volte, queste mamme e questi papà, si muovono in punta di piedi, per la necessità di comprendere, di non turbare un equilibrio fragile, ma io allora penso che tutti i genitori dovrebbero comportarsi così. Ci vorrebbe sempre quell'attimo di riflessione, di tenerezza in più, per poter soffermarsi e chiedersi se si agisce davvero nell'interesse dei figli. Tutti i genitori hanno paura, tutti dovrebbero almeno temere di sbagliare, perchè se non si insinuasse questo dubbio, allora non staremmo facendo bene il nostro lavoro. 

Donna e mamma nel 2011

Lo dicono tutti, la vita è frenetica. Non ci  permette di soffermarci a riflettere su ciò che ci accade e ci circonda e ci costringe ad osservare regole e rispettare orari da quando ci svegliamo la mattina a quando ci addormentiamo la sera. Tutto quello che sta nel mezzo, lo facciamo correndo e se per una volta abbiamo la possibilità di rallentare, sprechiamo quel tempo prezioso a lamentarci.
Questa mattina, essendo stranamente in anticipo, ho potuto osservare le tante donne che incrociavano la mia strada. Erano tutte mamme, come me, che accompagnavano i figli a scuola. Le ho osservate a lungo, ho guardato i loro visi contratti per il freddo, per la fretta, per la preoccupazione o per il pensiero del lavoro che le aspettava. E le capivo tutte.
Nessuna critica per quella che cercava di correre sui tacchi a spillo, e in modo maldestro teneva in braccio una bimba singhiozzante e per mano un bimbo rassegnato ad un’altra giornata di levatacce. Nessuna critica per quella che non rispondeva alle domande di suo figlio, perché pensava alla sigaretta che stava per accendere. Nessuna critica per quella ansiosa e dalle mille raccomandazioni verso una figlia che le chiedeva solamente di poter salire le scale da sola.
Non le guardavo per sentirmi diversa o migliore di loro. Io in quel momento ero con loro. E ho concluso che è difficile essere mamme nel 2010 e, nonostante qualcuno tenti di dimostrarmi il contrario, ne sono convinta.
E’ difficile, per noi, avere un’identità, perché, comunque agiamo, sbagliamo.
La madre che lavora a tempo pieno è criticata per la sua assenza e il poco tempo che dedica ai bambini. Se cerca di giustificarsi parlando di qualità del tempo e non di quantità, scatena una serie di proteste capaci di sotterrarla. Inutile poi ricordare che, da bambine, erano state spronate a laurearsi e a trovare una professione soddisfacente, perché in quel caso la colpa più grande è quella di aver fatto un figlio. Insomma, o la carriera o i figli!
La madre casalinga, che non ha bisogno di barcamenarsi tra figli, lavoro e casa , non va comunque bene, perché la sua colpa è di essere frustrata e di voler scaricare la sua condizione sui figli. Inutile, alla malcapitata, cercare di spiegare che lei, in realtà, sta benissimo così. E se si parla di quantità del tempo trascorso con loro, sembra che non basti. Occorre la qualità, non la quantità, anche se, per la madre lavoratrice, chissà perché, questo discorso non andava bene.
La madre che lavora mezza giornata, perciò, dovrebbe essere quella perfetta, quella che ha raggiunto la realizzazione professionale con la possibilità di dedicarsi ai figli. E invece no! Le sue colpe sono di trascurare i figli quando è a casa, perché tutta presa a sbrigare le faccende domestiche tralasciate quando era in ufficio. E poi, con lo stipendio basso che prende, potrebbe rinunciarci ed evitare di spenderlo tutto in baby-sitter!
Insomma, comunque si muova, qualunque cosa decida, la mamma del 2010 sbaglia.
E se cerca di ritagliarsi del tempo per sé, per riscoprire cosa significa essere una donna, e ricordarsi cosa le piaceva fare prima di diventare mamma, è un’egoista, sia che lavori, sia che non lo faccia. Per tutte c’è un’etichetta, che sembra riassumere perfettamente gli assurdi cliché ai quali qualcuno ancora fa riferimento. Ormai, noi mamme siamo diverse una dall’altra, sfuggiamo a queste catalogazioni ed è questa la nostra forza.
Dovremmo, perciò, cominciare a sentirci meno in colpa se a volte alziamo la voce con i nostri figli, o se qualche volta risolviamo la cena scongelando dei bastoncini di pesce. Non è da queste cose che si giudica una buona madre, chiediamolo ai bambini. La loro opinione è l’unica che conta.

        

Mamma e figlia parenti di ovuli

In questi ultimi giorni, le notizie che riguardano maternità e bambini tengono banco. Dopo le madri surrogate e i bambini in vendita, ora leggo la notizia di una mamma che ha deciso di congelare i suoi ovuli per donarli a sua figlia, sterile a causa di una malattia genetica, la sindrome di Turner.madrefiglia.jpg
La bimba, che si chiama Mackenzie, ha due anni ed è nata con un solo cromosoma, quello X, e non con entrambi e, a causa di questa anomalia, non ha le ovaie.
Sua madre, Penny Jarvis, ,mamma di cinque figli e ancora molto giovane, ha così deciso che sarà lei la benefattrice, colei che permetterà alla figlia di diventare a sua volta madre.
I tempi sono quantomeno precoci, vista l’età della bimba, ma la signora Jarvis ha voluto agire d’anticipo e, ricevuta la diagnosi, ha preso la sua decisione, senza pensare alle conseguenze. Se si pensasse che, un domani, sua figlia, usando gli ovuli della madre potrebbe essere sia madre sia sorella del suo bimbo, ci si porrebbe qualche problema dal punto di vista etico. Ma una madre non pensa alle conseguenze, quando si tratta di salvaguardare la salute dei propri figli. Così si è giustificata Penny, ammettendo anche di non poter sopportare l’idea che sua figlia non possa diventare madre.
Ne ho parlato con mio figlio, quando mi ha visto che leggevo la notizia e lui, dall’alto della sicurezza dei suoi otto anni, mi ha chiesto :”Come fa, questa mamma, ad essere sicura che sua figlia vorrà dei bambini? E poi, magari preferirà adottarli, sarebbe meglio”. Poi, però, ho visto la sua fronte corrucciarsi e ammettere :”Certo che se questa mamma ha deciso di fare una cosa così, vuol dire che vuole tanto bene a sua figlia”.
Insomma, parlandone con mio figlio, ho capito che è difficile giudicare una decisione del genere. I dubbi rimangono nella mia testa, perché è lecito pensare che dovrebbe essere la diretta interessata, una volta grande, a scegliere, e non da sola, ma con quello che sarà il suo partner. Sua madre ha voluto darle una possibilità in più, ma non è detto che Mackenzie sarà disposta ad accettarla. Magari sarà lei a porsi domande che sua madre non si è fatta.
Ma davvero una madre può giustificare le sue scelte semplicemente dicendo che le ha fatte con il cuore? Anche una madre, per quanto voglia bene ai suoi figli, per quanto desideri il meglio per loro, dovrebbe capire quando è opportuno mettersi da parte.

Le donne che lavorano

La definizione “donna in carriera” non mi è mai piaciuta. La trovo obsoleta e maschilista. Poteva funzionare qualche decennio fa, per indicare le poche  pioniere che riuscivano ad imporsi nel difficile e maschile mondo del lavoro.
Nel frattempo, però ne è passata tanta, di acqua sotto i ponti, e sarebbe ora di buttare via questo termine antipatico. Bisogna ammettere che ancora oggi ci si stupisce se una donna occupa una carica importante all’interno di un’altrettanta importante società, ma, nonostante ci sia ancora chi storce il naso, i tempi sono cambiati e sono molti, ormai, gli ambiti lavorativi nei quali non ci si stupisce più della presenza femminile.
Detto questo, sono convinta che questo modo di dire abbia condizionato le donne nel loro modo di porsi in ambito lavorativo. Quando si pensa ad una “donna in carriera” spesso si immagina una persona dura e fredda, quasi un robot. Ma una donna non è un robot, né dovrebbe diventarlo per farsi strada sul lavoro. E invece, spesso è accaduto. Senza quasi accorgersi, la donna si è dimenticata di essere tale, ha rinunciato alla femminilità, alla sensibilità e alla passione per andare avanti in un mondo maschile. Non ha pensato di poter riuscire ad avere successo con le sue uniche e speciali doti, ma ha cercato di uniformarsi all’uomo, comportandosi come lui, imitandolo inconsciamente.
Il risultato, benché abbia dato buoni frutti, se si pensa alla scalata della donna negli ultimi decenni, non è scintillante come avrebbe potuto essere.
Ci troviamo a combattere quotidianamente con una società che non ci aiuta, con un ambiente lavorativo che ci è ostile se siamo sposate e in età fertile, ma è colpa nostra. Ci siamo adattate, facendo intendere che ci andava bene così, che potevamo farcela a comportarci come un uomo. Ma non è così, noi non saremo mai così. Gli uomini non convivono tutto il giorno con il senso di colpa per non essere sempre con i figli, non hanno il pensiero delle mille cose da fare fuori dall’ufficio, non sbirciano l’orologio mentre il capo chiede loro di rimanere in ufficio ancora un’ora. Noi donne sì. Ed ora che proviamo ad alzare la testa, per far capire che qualcosa andrebbe cambiato, che abbiamo bisogno di strutture che ci tutelino come madri e come lavoratrici, ci rendiamo conto che forse è troppo tardi.
Per anni abbiamo mandato giù rospi, abbiamo dato di noi un’immagine sbagliata, abbiamo mostrato il lato peggiore di noi, ora dobbiamo essere solidali, perché, ebbene sì, la solidarietà femminile esiste, nonostante ci facessero credere il contrario.
Forse un primo passo potrebbe essere smettere di parlare di “donne in carriera”, ma di donne lavoratrici, perché è questo che le donne in carriera fanno, lavorano.

Io resto con le donne d'Italia

Sono numerose e diverse le donne che hanno fatto la storia dell'Italia e che oggi continuano a dare un altro respiro al paese.
Scrivono ogni giorno storie di dignità e di speranza, ma restano oscurate negli spazi della narrazione proposta agli italiani.

L'estate del cane nero

Mi sono avvicinata a questo libro su consiglio di chi l'aveva letto e amato, ma ero diffidente.
Non capivo cosa potesse avere di così coinvolgente una storia che mi sembrava banale e niente mi attirava verso la lettura, neppure la copertina, con gli occhi di un cane nero che non promettevano niente di buono.

E invece, anche io sono caduta nella trappola, mi sono fatta trascinare nel vortice di un'estate troppo lontana da me ma, nonostante ciò, mi ci sono trovata dentro come se anche io vivessi le stesse avventure, sentissi gli stessi odori, vedessi le stesse cose dei protagonisti.
Tre ragazzi e una ragazza, apparentemente sereni e privi di pensieri tristi, ma sofferenti dentro, ognuno con i suoi profondi motivi.

Sembravano amici miei e mi ricordavo delle timidezze tipiche della crescita, contrastate dalla sfrontatezza di una maturità che sta per arrivare, ed ho rivissuto tutto ciò che a quell'età si può provare.
Sono arrivata alla fine, inaspettata ed inesorabile, ed ho provato subito un senso di dolore, nostalgia, voglia di tornare indietro e rivivere tutto, con la speranza di cambiare qualcosa, di impedire l'inevitabile.

L'immagine del protagonista che torna sui suoi passi di adolescente, avvolto nei ricordi e nelle speranze mai avverate, lascia un senso di malinconia ma anche di fiducia nel futuro, riposta negli occhi di un cane, nero.